Epidemic Answers – Statistiche malattie croniche nei bambini

Oggi 24 Agosto San Bartolomeo, protettore di tutti i bambini.

Leggevo proprio stamattina l’ultimo articolo di Epidemic Answers e ho pensato che deve avere un bel da fare questo Santo!! Uno studio pubblicato su Academic Pediatrics già nel  2011 stimava che ben il 54% dei bambini americani soffre almeno di una malattia cronica.  Ma le ultime statistiche sulle più comuni malattie che colpiscono i bambini  americani sono a dir poco allarmanti. Non è dato conoscere numeri precisi sullo stato di salute dei bambini italiani, ma gli USA sono un buon “modello” – prima o poi li eguagliamo –  per cui accontentiamoci di queste e… buon lavoro a San Bartolomeo!

  • Asma: almeno 1 bambino su 8, 1 su 6 nei bambini afro americani
  • Allergie alimentari: 1 bambino su 12
  • Eczema allergico: 1 bambino su 5
  • Febbre da fieno (allergie stagionali): da 2 a 3 ogni 5 bambini
  • Malattia Celiaca: 1 bambino su 80
  • Obesità: 1 bambino su 7
  • Autismo: 1 bambino ogni 68 (1 su 31 nei maschietti)
  • Deficit dell’attenzione e iperattività (ADHD): 1 bambino ogni 10
  • Disabilità di apprendimento: 1 bambino ogni 6
  • Grave disregolazione dell’umore (ad es disturbo bipolare): 1 bambino ogni 30
  • Disprassia (problemi nella coordinazione e abilità motorie: 1 bambino ogni 10
  • Depressione Pediatrica: 1 bambino ogni 30
  • Disturbo ossessivo compulsivo: 1 bambino ogni 100

Sono dati incredibili, pazzeschi e quel che è peggio è che lasciano le autorità sanitarie indifferenti. Nessuno parla di emergenza….niente….tutto va bene!

Ornella T.

FONTE: epidemicanswers.org

Ricerca sull’autismo: troppe sinapsi. Neanche una parola sulle cause tossico ambientali!

David Sulzer, neurobiologo della Columbia, autore dello studio

Secondo uno studio della Columbia University pubblicato su Neuron – OVVIAMENTE subito tradotto in italiano e diffuso da tutta la stampa – il cervello dei bambini autistici è “sovrappopolato” di ‘sinapsi’, i ‘fili’ di collegamento tra i vari neuroni.

Peccato che questo non spieghi un’epidemia di autismo che sta rubandosi i nostri figli o l’improvvisa regressione autistica in bambini che soffrono di disturbi gastrointestinali testimoniata da migliaia di genitori.

Ci da questa ricerca le risposte che ci servono? EBBENE NO!

Questo tipo di studi sono ormai routine nel mondo scientifico perché favoriscono e sostengono una serie di cose che vogliono farci credere: l’autismo è un disturbo misterioso che gli scienziati stanno diligentemente cercando di capire, non c’è preoccupazione per l’autismo, solo curiosità e – soprattutto – non vi è alcuna urgenza. Esattamente il contrario di quello che è sotto i nostri occhi. Una epidemia di tale proporzioni dovrebbe essere affrontata ben diversamente dalla ricerca.

Notate che viene ovunque sottolineato che questa scoperta “fornisce degli indizi” e “ulteriore ricerca può far luce sulle radici dell’autismo” e che quindi si debba proseguire in questa direzione. Si continuano a studiare gli effetti della malattia sul cervello senza ricercarne le cause, senza investigare il perchè una generazione di bambini si stia ammalando. Questo sembra non interessare!

Ho letto molti titoloni sulla stampa nazionale e internazionale, ma il mio titolo preferito è stato quello del Newsday: Autism may be brain disorder, l’ autismo può essere un disturbo del cervello. Ah si? Veramente!? Ci sono voluti VENTI anni di ricerca per raggiungere questi brillanti risultati!!!!???

Ornella T.

#staisereno – l’ambiente non c’entra: le cause dell’autismo sono genetiche!

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Era quasi fatta, ormai condiviso dalla comunità scientifica tutta. Che l’autismo e i disturbi dello sviluppo dei bambini avessero cause ambientali, piuttosto che esclusivamente genetiche, era conclamato dalla più recente ricerca. Ma ecco apparire un nuovo studio, pubblicato domenica su Nature Genetics, che smentisce tutto e ancora una volta – in modo sconfortante – ci riporta indietro: sarebbe la genetica e non l’ambiente a giocare il maggior ruolo in questi disordini dello sviluppo nei bambini! E’ di nuovo colpa dei genitori quindi e dei loro cattivi geni. Sempre i genitori come negli anni ’60 quando gli psichiatri incolpavano i genitori – e in particolare le madri –  della malattia dei loro bambini.

Alcuni mesi fa proprio scrivevo qualcosa che oggi ritorna più attuale ovvero che – se non faremo qualcosa di molto più concreto rispetto a quello che stiamo facendo – continueremo a vedere anche negli anni prossimi lo stesso tipo di ricerca invadere PubMed e media.

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I ricercatori del Massachusetts Institute of Technology avvertono: al ritmo attuale entro il 2025 la metà dei bambini americani saranno autistici

La ricercatrice Stephanie Seneff del Massachusetts Institute of Technology (MIT), autrice di molteplici  pubblicazioni su Azlheimer, autismo e malattie cardiovascolari, ha sollevato l’attenzione sulla diffusione veramente preoccupante dell’autismo durante una conferenza sul tema in Massachusetts, sottolineando che “al ritmo attuale, entro il 2025, uno  bambino su due negli Stati Uniti sarà autistico”.   Ha inoltre dichiarato che noi tutti siamo immersi in un mare di tossine-e questo è particolarmente grave e preoccupante quando si tratta di bambini che stanno sviluppando il loro sistema neurologico.

Nella sua presentazione la Dr Seneff ha mostrato una correlazione molto coerente tra l’uso crescente e massivo sui raccolti di Roundup (un erbicida scoperto e prodotto dalla Monsanto il cui principio attivo è il glifosato) e i tassi crescenti di autismo. Sebbene la correlazione diretta non sia dimostrata, i dati forniti danno ai ricercatori molto da pensare, soprattutto se si considera la ricerca della stessa Seneff sugli effetti collaterali dell’ autismo che sono praticamente gli stessi dell’intossicazione  da glifosato.

Naturalmente, l’autismo è un problema complesso con molte possibili cause, ma questi numeri sono particolarmente degni di nota. Quando uno scienziato di tale levatura, di un Istituto così rinomato come il MIT, fa una affermazione del genere l’allarme dovrebbe essere massimo!  

Queste le slides della presentazione della Dr Seneff: 

Is Roundup the Toxic Chemical that’s Making Us All Sick? June 5, 2014

Ornella T.

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FONTE MIT Researcher’s New Warning: At Today’s Rate, Half of All U.S. Children Will Be Autistic (by 2025)

 

 

Studio dell’Università di Rochester collega l’inquinamento dell’aria a Autismo e Schizofrenia

Secondo un nuovo studio pubblicato su Environmental Heath Perspectives l’esposizione a inquinamento ambientale può causare cambiamenti nel cervello che rendono le persone più vulnerabili a sviluppare l’autismo o la schizofrenia,

Questa ricerca è in linea con uno studio pubblicato nel 2013 su JAMA Psychiatry che aveva dimostrato una correlazione epidemiologica tra inquinamento autismo: i ricercatori scoprirono che i bambini che vivevano in aree con alti livelli di inquinamento sembravano avere più probabilità di sviluppare un disordine neurologico dello sviluppo.

Oggi gli scienziati dell’Università di Rochester, nello stato di New York, con questo nuovo studio pubblicato giovedì sulla rivista scientifica Environmental Health Perspectives, forniscono nuove prove di un legame tra inquinamento atmosferico e alcuni disturbi mentali, tra cui l’autismo e la schizofrenia.

Negli studi iniziali, i ricercatori avevano esposto i topi all’inquinamento atmosferico e poi somministrato test comportamentali: i topi che avevano respirato aria inquinata ottenevano punteggi inferiori per funzionamento mentale, apprendimento e memoria rispetto ai topi che avevano invece respirato aria pulita.

Il team di ricerca, guidato da Cory-Slechta, ha deciso di vedere se l’inquinamento stava avendo anche effetti fisici sul cervello degli animali e ha così avviato questo nuovo studio.

Quando hanno esaminato i cervelli dei topi sottoposti ad aria inquinata i ricercatori hanno trovato i ventricoli laterali – parte del sistema circolatorio del liquido cerebrospinale del cervello – 2-3 volte più grandi rispetto alla dimensione normale.

Negli esseri umani, questo allargamento è associato con l’autismo, la schizofrenia ed è un indicatore di scarso sviluppo. Inoltre, le strutture che comunicano tra metà destra e sinistra del cervello non sono pienamente sviluppate in questi topi.

Gli animali da laboratorio sono stati esposti all’aria inquinata pochi giorni dopo la nascita, ei loro cervelli sono stati esaminati subito dopo. Ma lo stesso valore è stato trovato anche quando sono stati esaminati i cervelli dopo qualche mese, cosa che indica che il dannoi non va via.

L’aria inquinata in questo esperimento era composto da particelle ultra-fini, che si ritiene essere le più pericolose, perché sono abbastanza piccole da entrare in profondità nei polmoni e nel sangue.

Cory-Slechta è convinta che la sua ricerca possa contribuire a spiegare perché un certo numero di altri studi hanno dimostrato un legame statistico tra l’inquinamento atmosferico e l’autismo, con dati che in fondo, forniscono una plausibilità biologica per quel tipo di associazione.

FONTE: Voice of America  – Fox News

Le colpe del rame nella malattia di Alzheimer

Negli ultimi anni diversi studi, uno dei più importanti dei quali pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences, hanno confermato che il rame è uno dei fattori ambientali che potrebbero determinare l’insorgenza e la progressione della malattia di Alzheimer. Sotto accusa sarebbe la capacità di questo metallo di stimolare la produzione di una proteina tossica, la beta-amiloide, e impedirne lo smaltimento.

È emerso che con concentrazioni plasmatiche elevate di rame libero si ha un rischio triplicato di ammalarsi di Alzheimer.

Confronto tra una sezione coronale di un cervello di paziente affetto da Alzheimer (in giallo/arancione) e una di un soggetto normale (in blu). Oltre a una diminuzione del volume, dovuto alla morte delle cellule cerebrali, nel cervello colpito dalla malattia si evidenziano due formazioni caratteristiche: gli ammassi neurofibrillari e le placche beta amiloidi (© Pasieka/Science Photo Library/Corbis)

Uno studio dell’Università Cattolica di Roma e Fatebenefratelli di Roma e Brescia pubblicato su Annals of Neurology apre nuove prospettive per prevenire la malattia mettendo a punto un esame del sangue ‘made in Italy’ che misura la concentrazione di rame ‘libero’ nel plasma.

Il test italiano riguarda quei casi di Alzheimer che si possono considerare ‘rame-correlati’ e potrebbe portare in pochi anni a terapie preventive volte ad abbassare i livelli di rame nei soggetti a rischio.

Schermata

The Lancet Neurology: Gli agenti chimici industriali intossicano il cervello dei bambini

Il numero delle sostanze chimiche industriali note per danneggiare lo sviluppo del cervello si è duplicato negli ultimi 7 anni. Uno studio pubblicato su The Lancet Neurology afferma che questi prodotti chimici industriali sono un pericolo per i bambini e che le loro tossine potrebbero causare un’epidemia di disturbi dello sviluppo cerebrale. Esse sono infatti  tra le cause note di questo aumento.

Nel 2006, era stata fatta una revisione sistematica ed erano stati identificati cinque sostanze chimiche industriali come neurotossicihe per lo sviluppo: piombo, metilmercurio, policlorobifenili, arsenico e toluene. Dal 2006, gli studi epidemiologici hanno documentato sei ulteriori sostanze neurotossiche: manganese, fluoruro, clorpirifos, diclorodifeniltricloroetano, tetracloroetilene, e gli eteri di difenile polibromurato. Lo studio ha postulato che possano esserci anche altre sostanze  neurotossiche ancora da scoprire.

L’autore dello studio, il dr Philippe Grandjean della Harvard School of Public Health di Boston, ha chiesto un intervento internazionale coordinato per controllare la silenziosa pandemia di disturbi dello sviluppo nei bambini, dichiarandosi fermamente convinto che sia ora di stabilire delle regole per evitare una futura pandemia di autismo, deficit di attenzione (Adhd), dislessia o paralisi cerebrale, con sofferenze e costi associati.

La nostra preoccupazione – dice il ricercatore – è che sia già in atto un’epidemia silenziosa tra i bambini di tutto il mondo esposti a sostanze chimiche tossiche non riconosciute, che stanno a poco a poco erodendone l’intelligenza, alterandone i comportamenti, pregiudicandone i risultati futuri nella vita e nella società, specie nei Paesi in via di sviluppo.

The Lancet Neurology, 2014; 13(3): 330-333

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